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Con la sigla PM10 si identifica il materiale particellare microscopico presente nell'atmosfera, il cui diametro aerodinamico medio è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro.
La presenza di PM10 nell'aria che respiriamo può derivare da sorgenti naturali (erosione del suolo, incendi boschivi, eruzioni vulcaniche, dispersione di pollini ecc.), ma soprattutto dai processi di combustione che riguardano molte attività antropiche (motori a scoppio, impianti di riscaldamento, emissioni da impianti industriali, impianti di incenerimento, centrali termoelettriche), oltre all'usura dei pneumatici delle automobili nonché dei relativi freni e dell'asfalto. La nocività delle polveri sottili per l'organismo è data dal fatto che, per le loro dimensioni, sono in grado di penetrare in profondità nell'apparato respiratorio.
I valori limite di concentrazione in aria di PM10, sono definiti in Italia dal DM 2 aprile 2002, n. 60; tale decreto fissa due limiti per il PM10 in atmosfera:
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valore limite sulle 24 h: valore medio misurato nell'arco di 24 ore da non superare più di 35 volte/anno, fissato a 50 µg/m³
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valore limite annuale: media annuale, fissato a 40 µg/m³
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