Il ricorso è stato dichiarato
inammissibile. La Corte ha inoltre ritenuto non censurabile il giudizio sulle circostanze, richiamando il
grado della colpa e la
gravità del danno, evidenziando che la malattia era durata
cinque mesi con
postumi invalidanti residui.
Messaggio chiave
Il preposto risponde non solo quando
ordina una condotta pericolosa, ma anche quando
lascia consolidare in reparto una prassi correttiva insicura nata per compensare un’anomalia di macchina. In altri termini: il preposto deve intercettare il momento in cui il “piccolo difetto” diventa “modo normale di lavorare”.
Il caso è perfettamente trasferibile a contesti diversi, ad esempio del settore metalmeccanico, come nei casi di:
- pressa o stampo che “chiude male” o richiede piccoli aggiustamenti manuali;
- robot o isola automatica con disallineamenti ricorrenti;
- taglio laser con fine corsa o posizionamento non perfetto;
- linea di saldatura con micro-interferenze superate con gesti manuali;
- trasportatori, navette o asservimenti che obbligano gli operatori a “dare una mano” al pezzo per far proseguire il ciclo.
La regola operativa è semplice:
quando la macchina non lavora più secondo la sequenza prevista e l’operatore corregge a mano il ciclo, il problema è già del preposto.
In quel momento il preposto deve fermare la prassi, ripristinare condizioni corrette e attivare immediatamente la segnalazione tecnica e gerarchica.
Il preposto non è il semplice destinatario delle segnalazioni: è il primo presidio che deve vedere l’anomalia, capire che la lavorazione si sta deformando e impedire che il workaround diventi procedura di fatto.