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Dallo studio del draft del comitato SC 31J relativo alla IEC 60079-10-1 2^ Edizione, che dovrà sostituire a breve la IEC-EN 60079-10-1 1^ Edizione del 2009 (per noi anche CEI 31-87), emerge come molto interessante il nuovo approccio utilizzato per la valutazione del GRADO DELLA VENTILAZIONE e, di conseguenza, per il calcolo della soglia di riferimento dei 100 litri di volume potenzialmente pericoloso (determinata dal “Vz”) con cui viene distinta un’area pericolosa da una sicura (di tipo NE).

Tale approccio, non sarà più basato esclusivamente sul concetto di DISPERSIONE (n° di ricambi d’aria), ma verrà tenuto conto anche del grado di DILUIZIONE della quantità di sostanza infiammabile emessa dalla sorgente. In particolare, l’introduzione di questa “nuova veste” con cui valutare la ventilazione, alla luce anche di risultati evidenti ottenuti tramite “Modelli sorgenti” di natura classica o “Simulazioni CFD” che non possono essere trascurati (vedi file “risultati calcolo numerico”) (ma che, fino ad ora, sono rimasti del tutto estranei al concetto di “Vz” così come definito nell’attuale Standard 60079-10-1 - 1^ edizione), fanno presagire notevoli stravolgimenti sia a livello di definizione di zona pericolosa (classificata o NE) sia, in generale, nel percorso di calcolo delle aree soggette al rischio di esplosione!

Ci si potrà aspettare, dunque, che la dimensione dei volumi entro i quali si trovano zone a rischio esplosione, si possa ridurre rispetto a quelli calcolati con l'approccio attuale?
Dipenderà dai casi: la cosa importante, tuttavia, è che finalmente verrà eliminata la dipendenza di Vz dalla variabile arbitraria C0 (numero di ricambi d’aria per unità di tempo del volume V0 interessato dal getto di gas/vapore) e che quindi, non sarà più possibile declassificare una zona come NE ricorrendo allo “stratagemma” di una dispersione turbolenta (basata su valori di velocità dell’aria in prossimità della sorgente di diversi m/s) che, seppur caratterizzata da effetti di diluizione della miscela di certo molto bassi, poteva portare, con scelte “azzardate”, ad effetti “magici” sul Vz (in quanto, per come è ora definito, viene a dipendere in maniera inversamente proporzionale da C0)

Un utilizzo poco accorto di questo modello, può portare infatti, per assurdo, a declassificare la zona non per effetto della diluizione ma, piuttosto, per effetto di una semplice traslazione della nuvola infiammabile (in realtà, la zona pericolosa non viene eliminata, ma semplicemente spostata).
C’è poi da evidenziare che, in altri contesti, (vedi flangia su riduttore di pressione del metano in ambiente aperto non ostruito), questa definizione più realistica di Vz (se innestata su una opportuna base di dati quali quelli derivanti da CFD) dovrebbe lasciare ben sperare sulle future classificazioni (al momento molto vincolate alle dimensioni del foro e quindi alle tipologie di tenuta): per convincersene basta vedere i risultati di alcune simulazioni riportate nel grafico sotto

Si vede subito che, anche ipotizzando fori di 2,5 mm2 (con tipologia di tenuta quindi scarsa) per avere nubi di miscele infiammabili di volume non trascurabile devo superare una P di esercizio di 12 bar!
Di sicuro, quindi, si può dire che avremo uno standard di classificazione in grado di effettuare una stima migliore della dispersione della miscela infiammabile nell’ambiente circostante la sorgente (e, di conseguenza, ottenere anche una quantificazione più realistica della massa infiammabile in grado di tener conto anche delle condizioni di diluizione della stessa) che, a seconda delle condizioni al contorno, potrà poi tradursi in classificazioni più severe o più soft delle precedenti: speriamo, in ogni caso, più realistiche e quindi più vicine al buon senso!
Le modifiche introdotte dal nuovo approccio di calcolo, sono inoltre un segnale che fa sperare finalmente ad una maggiore apertura verso la filosofia propria della QRA alla quale altri standard (vedi, per rimanere in ambito CH4, l’IGE/SR), seppur non senza difficoltà, si sono rivolti già da tempo.

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