La sentenza della Corte di Cassazione n. 1223 del 13 gennaio 2025 ha concluso una vicenda giudiziaria complessa relativa a un grave infortunio sul lavoro avvenuto in un cantiere edile. La Suprema Corte ha confermato l'assoluzione degli imputati, rappresentanti della società committente, per non aver commesso il fatto, rigettando i ricorsi delle parti civili. La pronuncia appare anomala in quanto, nonostante la presenza di più imprese sul cantiere e di evidenti rischi di caduta da una copertura non pedonabile, non è stata ritenuta configurabile la responsabilità diretta dei committenti per l'omessa nomina del Coordinatore per la Sicurezza in Progettazione (CSP) e in Esecuzione (CSE) e per la mancata predisposizione di un Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC). Ma dobbiamo ricordare che la Suprema Corte è giudice di legittimità.
La Corte ha giustificato la decisione sostenendo che, pur essendo raccomandabile la nomina di tali figure, la responsabilità civile e penale del committente richiede un nesso causale dimostrabile tra le omissioni e l'infortunio, elemento non provato nel caso specifico. Inoltre, è stato rilevato che la ditta appaltatrice possedeva, sulla carta, le competenze richieste, escludendo una colpa grave dei committenti. La sentenza, pur ribadendo l'importanza delle misure di sicurezza, ha evidenziato i limiti della normativa vigente nella qualificazione automatica della responsabilità in capo ai committenti in situazioni simili.