Giudizio di colpa da fatto illecito

Come si formula il giudizio di colpa da fatto illecito ?

Il giudizio di colpa da fatto illecito non deve essere condizionato da ciò che è successo ma, ha affermato la giurisprudenza di legittimità, "deve essere formulato sulla scorta di una attenta analisi della situazione antecedente il verificarsi dell'evento, tenendo conto delle informazioni conosciute (o conoscibili) dal soggetto (presunto responsabile) al momento delle sua decisione di assumere la condotta (commissiva o omissiva) causativa del danno" (il riferimento è a Sent. Cass. Pen. Sez. 4 n. 38908/2023).
 
Il giudizio di colpa nell’ambito della responsabilità per fatto illecito si basa su un principio fondamentale: non si deve valutare la colpa del soggetto con il senno di poi, ossia alla luce di ciò che è accaduto, ma si deve considerare solo ciò che era conoscibile al momento della sua decisione di agire o di non agire.

Il criterio della prevedibilità e della prevenibilità

Secondo la Corte di Cassazione (Sent. Cass. Pen. Sez. 4 n. 38908/2023), il giudizio di colpa si deve fondare su un'analisi ex ante, cioè sulle informazioni e le circostanze che il soggetto poteva conoscere prima che si verificasse l'evento dannoso.
Questo significa che la colpa si accerta verificando:
 
  • Le informazioni disponibili: il soggetto aveva elementi per prevedere il danno? Se sì, quali erano le azioni ragionevoli che avrebbe dovuto adottare per evitarlo?
  • Il dovere di diligenza: rispetto al contesto in cui operava, il soggetto aveva obblighi specifici (ad esempio normativi, tecnici o di comune prudenza) che avrebbe dovuto rispettare?
  • La possibilità di prevenire il danno: al momento della sua condotta, il soggetto aveva strumenti o alternative che avrebbero potuto evitare l’evento?

Perché non si può giudicare la colpa ex post

Se si valutasse la colpa solo in base a ciò che è accaduto, si rischierebbe di attribuire responsabilità anche quando il soggetto, in buona fede e con le conoscenze disponibili, ha agito nel modo più prudente possibile. Ad esempio, un medico che segue le migliori pratiche disponibili al momento della cura non può essere ritenuto colpevole solo perché, in seguito, si scopre un nuovo trattamento più efficace.

Analogamente, un Datore di Lavoro che, al momento dell'attivazione di una nuova produzione, abbia condotto un'analisi accurata sul rischio derivante dall'impiego di una specifica sostanza chimica, ritenuta all'epoca non pericolosa per la salute dei lavoratori, non potrà essere ritenuto colpevole per il periodo di utilizzo qualora, alla luce di successivi studi scientifici che ne abbiano evidenziato la pericolosità, abbia provveduto tempestivamente alla sua sostituzione con una sostanza sicura, non appena informato dal fornitore delle nuove evidenze.

Questo principio è particolarmente importante in ambito penale e civile, perché garantisce che la responsabilità sia valutata in modo equo e in linea con il principio di colpevolezza, evitando decisioni basate su esiti imprevedibili o eccezionali.

Il giudizio di colpa negli infortuni sul lavoro: l'importanza dell'analisi ex ante

Nell’ambito della sicurezza sul lavoro, il giudizio di colpa in caso di infortuni o incidenti non deve essere condizionato dall’evento avvenuto, ma deve basarsi su un’analisi preventiva delle condizioni di rischio esistenti prima del verificarsi del fatto dannoso.

Secondo la giurisprudenza di legittimità (Cass. Pen. Sez. 4 n. 38908/2023), l’accertamento della responsabilità del datore di lavoro, del dirigente o del preposto deve essere effettuato tenendo conto delle informazioni conosciute (o conoscibili) al momento della decisione di adottare (o omettere) determinate misure di prevenzione.

Criteri per valutare la colpa nel contesto lavorativo

La colpa si configura quando il soggetto responsabile aveva il dovere e la possibilità di prevenire l’infortunio adottando misure adeguate. Per valutare la sua responsabilità, occorre esaminare tre elementi chiave:

1. Le informazioni disponibili prima dell’infortunio
 
  • Il datore di lavoro o il responsabile della sicurezza era a conoscenza di condizioni di rischio?
  • Il pericolo era stato segnalato o avrebbe potuto essere individuato con un’adeguata valutazione?
2. Il rispetto degli obblighi di sicurezza
 
  • Il soggetto ha adempiuto agli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/08?
  • Erano stati forniti dispositivi di protezione individuale (DPI) ed era stata garantita adeguata formazione ai lavoratori?
  • Le procedure di sicurezza erano state aggiornate e comunicate correttamente?
3. La prevedibilità dell’evento e la sua prevenibilità
 
  • Sulla base della conoscenza tecnica e dell’esperienza nel settore, l’incidente/la malattia professionale era prevedibile?
  • Se sì, il soggetto aveva mezzi ragionevoli per evitarlo?

L’errore da evitare: giudicare ex post

La colpa per infortuni sul lavoro o per l’insorgenza di malattie professionali deve essere valutata considerando solo ciò che era conoscibile ex ante, non ciò che si scopre dopo il verificarsi dell’incidente o della patologia insorta. Questo approccio garantisce un equilibrio tra la tutela della sicurezza dei lavoratori e la responsabilità effettiva dei soggetti preposti, evitando che la colpa venga attribuita in modo retrospettivo e ingiusto.
 
La sentenza della Corte di Cassazione Penale, Sezione 4, n. 38908 del 2023, offre un esempio concreto di come il giudizio di colpa negli infortuni sul lavoro debba essere formulato senza lasciarsi influenzare dal "senno di poi".

Il caso concreto

Nel caso esaminato, un lavoratore è stato colpito alle gambe dalla benna di un escavatore durante un'operazione di sollevamento di pezzi di legno. L'infortunio è avvenuto a causa di un involontario movimento del joystick da parte dell'operatore dell'escavatore. I giudici di merito hanno ritenuto il datore di lavoro colpevole, sostenendo che, se avesse fornito una diversa attrezzatura, come una gru a movimentazione verticale, l'incidente non si sarebbe verificato.

L'analisi della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha criticato questo approccio, evidenziando che tale ragionamento rappresenta una valutazione ex post, influenzata dal "senno di poi". Secondo la Corte, il giudizio di colpa deve basarsi su un'analisi preventiva (ex ante) delle informazioni e delle circostanze disponibili al momento della decisione del datore di lavoro.
Non è corretto valutare la responsabilità sulla base di ciò che è accaduto, ma piuttosto su ciò che era prevedibile e prevenibile con le conoscenze e le tecnologie disponibili al momento dei fatti.

Implicazioni pratiche

Questo principio implica che, nel valutare la colpa in caso di infortuni sul lavoro, è essenziale considerare:
 
  • Le informazioni disponibili al momento: il datore di lavoro disponeva di dati o segnalazioni che indicavano un potenziale rischio?
  • Le misure di sicurezza adottate: le attrezzature e le procedure utilizzate erano conformi alle normative vigenti e agli standard di sicurezza dell'epoca?
  • La formazione dei lavoratori: Il personale era adeguatamente formato per utilizzare in sicurezza le attrezzature fornite?
Attribuire colpe basandosi esclusivamente sugli esiti di un incidente o a seguito dell’insorgenza di una patologia, senza considerare il contesto e le informazioni disponibili prima dell'evento, può portare a valutazioni ingiuste. La responsabilità deve essere determinata in base a ciò che era ragionevolmente prevedibile e prevenibile al momento della decisione, evitando analisi retrospettive che sfruttano conoscenze acquisite solo dopo l'evento.
In conclusione, la sentenza n. 38908/2023 della Corte di Cassazione ribadisce l'importanza di un'analisi obiettiva e preventiva nel giudizio di colpa per infortuni sul lavoro, evitando di lasciarsi influenzare da valutazioni a posteriori che potrebbero distorcere la reale responsabilità degli attori coinvolti.
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