“Buongiorno prof e buongiorno a tutti voi, cari e bellissimi compagni di classe. Avevo 7 anni e mia madre era tutto il mio mondo. Era bella mia madre, aveva sempre un bellissimo sorriso, rassicurante e gentile, anche quando era stanca o preoccupata. Sentivo che mi proteggeva, che mi curava, che mi era vicina. Prima di andare a scuola facevamo sempre colazione insieme ed era bello. Io le parlavo delle mie cose di bambina e le facevo mille domande e lei mi ascoltava e percepivo che di me le importava. Ho davanti ai miei occhi molte immagini di quei momenti con lei. Mi mancano molto. Poi, dopo avermi portato a scuola, andava al lavoro. Anche quella mattina, in cui i raggi del sole, giocando attraverso le tende, mi avevano svegliato dolcemente. Da quando aveva finito la scuola faceva l’operaia, nella fabbrica del paese, che dava lavoro a tante persone.
Molti miei compagni avevano i genitori che ci lavoravano, come mia madre, con impegno e serietà, anche se quel lavoro non le piaceva. Lavorava su una macchina automatica grande e rumorosa, con gli ingranaggi in moto frenetico ed i pezzi prodotti che scorrevano veloci, insieme ad altre operaie. Anch’io l’avevo vista una volta, durante una giornata dedicata alle famiglie. Quando le avevo chiesto cosa facesse, mi aveva spiegato che era il suo lavoro assicurarsi che funzionasse bene, che producesse ciò che doveva. In classe, quella mattina, ad un certo punto hanno chiamato fuori la maestra e quando è rientrata, dopo qualche minuto, si capiva che qualcosa non andava. Tutto era diventato lento, silenzioso, come fermo. Mentre io ero lì, a scuola, mia madre è rimasta vittima di un infortunio mortale. La macchina sulla quale lavorava ogni giorno, quella stessa che garantiva il nostro futuro, in un attimo le ha tolto la vita. Suo padre, mio nonno, è venuto a prendermi prima della fine delle lezioni e mi ha portato a casa sua. Sono rimasta con i nonni qualche giorno, senza andare a scuola, senza che mia madre venisse mai.
Poi ho capito. Tutto è stato molto difficile, anche dal punto di vista economico e lo è oggi ancora di più. Da allora devo affrontare ogni sfida, piangere per ogni sconfitta, gioire per ogni successo, senza di lei. Ognuno della nostra famiglia è costretto a farlo. Ogni momento importante della mia vita è toccato dall’ombra della sua assenza e la mia forza è pensare a quanto era gentile, a quanto amava profondamente e che tutto ciò che faceva era per me, per il nostro futuro. Ok prof, basta così per favore”.