PMI criteri di classificazione e Sostenibilità

I criteri di classificazione

L’Unione Europea ha definito criteri distintivi per classificare le imprese in Micro, Piccole e Medie al fine di consentire principalmente semplificazioni degli obblighi di rendicontazione finanziaria.
Le definizioni di Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI) sono stabilite dall'articolo 3 della Direttiva 2013/34/UE, che disciplina gli obblighi contabili delle imprese all'interno dell'Unione Europea. In base a tale articolo, le categorie di imprese sono definite secondo criteri dimensionali, basati su:
 
  • Totale dell’attivo di bilancio;
  • Ricavi netti delle vendite e delle prestazioni;
  • Numero medio dei dipendenti occupati durante l’esercizio.
A partire dal 1° gennaio 2024, i criteri di classificazione delle Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI) nell'Unione Europea sono stati aggiornati in base alla Direttiva (UE) 2023/2775, che ha modificato la precedente Direttiva 2013/34/UE. Questo aggiornamento è stato introdotto per tenere conto dell'inflazione registrata negli anni precedenti, aumentando del 25% le soglie relative al totale dello stato patrimoniale e ai ricavi netti delle vendite e delle prestazioni, mentre il numero medio dei dipendenti è rimasto invariato.
 
1.) Microimprese
 
  • Un’impresa è classificata come microimpresa se NON supera almeno due dei seguenti limiti:
  • Totale dell’attivo: 450.000 euro (precedentemente 350.000);
  • Ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 900.000 euro (precedentemente 700.000);
  • Numero dipendenti: fino a 10 (invariato).

2.) Piccole imprese
 
  1. Un’impresa è classificata come piccola impresa se NON supera almeno due dei seguenti limiti:
  2. Totale dell’attivo: 5 milioni di euro (precedentemente 4 milioni di euro);
  3. Ricavi netti: 10 milioni di euro (precedentemente 8 milioni di euro);
  4. Numero dipendenti: fino a 50 (invariato).
 
3.) Medie imprese
 
  • Un’impresa è classificata come media impresa se NON supera almeno due dei seguenti limiti:
  • Totale dell’attivo: 25 milioni di euro (precedentemente 20 milioni di euro);
  • Ricavi netti: 50 milioni di euro (precedentemente 40 milioni di euro);
  • Numero dipendenti: fino a 250 (invariato). 
Note di applicazione:
 
  • Un’impresa che supera i limiti indicati per due esercizi consecutivi cambia classificazione.
  • Le modifiche sopra indicate sono state recepite nell'ordinamento italiano con il Decreto Legislativo n. 125 del 6 settembre 2024, che ha adeguato le disposizioni del Codice Civile in materia di bilancio abbreviato, bilancio delle microimprese e redazione del bilancio consolidato.

La correlazione tra dimensione di impresa e la sostenibilità.

La correlazione tra i criteri di classificazione delle imprese secondo l'articolo 3 della Direttiva 2013/34/UE e s.m.i. e il tema della sostenibilità, in particolare per le imprese non quotate, emerge da diverse prospettive, legate alla portata degli obblighi normativi e alle opportunità di sviluppo sostenibile. Questo rapporto si articola principalmente su tre livelli:
 
I ) Proporzionalità degli obblighi di rendicontazione

La classificazione dimensionale incide direttamente sull'estensione degli obblighi di rendicontazione in materia di sostenibilità.

Microimprese e piccole imprese:

Queste imprese beneficiano di regimi semplificati per gli obblighi contabili. A livello europeo, il principio di proporzionalità le esenta spesso dall’obbligo di rendicontazione non finanziaria (ad esempio, la Direttiva 2014/95/UE – Non-Financial Reporting Directive, ora sostituita dalla Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD). Tuttavia:
 
  • Esse possono adottare volontariamente pratiche di sostenibilità per attrarre investitori, clienti e partner sensibili al tema.
  • Un'attenzione insufficiente alla sostenibilità può rappresentare un rischio reputazionale, soprattutto in settori particolarmente esposti (ad esempio, moda, agroalimentare, chimica).
Medie imprese:

Pur essendo non quotate, possono essere obbligate alla rendicontazione sulla sostenibilità in virtù delle disposizioni introdotte dalla CSRD (che si applica progressivamente anche alle imprese non quotate che superano determinati limiti dimensionali). Questi obblighi le spingono a integrare i principi ESG (Environmental, Social, Governance) nella gestione aziendale, con vantaggi competitivi a lungo termine.
 
II ) Impatti economici e capacità di implementare strategie ESG
Le dimensioni di un’impresa influenzano la sua capacità di investire in pratiche sostenibili:
 
Microimprese:

Spesso limitate in termini di risorse finanziarie e organizzative, possono incontrare difficoltà a implementare strategie ESG strutturate. Tuttavia:
 
  • L’adozione di pratiche sostenibili, anche su scala ridotta, può migliorare l’efficienza operativa e ridurre i costi (ad esempio, gestione ottimizzata dei rifiuti, riduzione del consumo energetico).
  • In alcuni mercati, l'adozione di pratiche sostenibili è una condizione per accedere a finanziamenti pubblici o gare di appalto.
Piccole e medie imprese:

Queste categorie, pur avendo maggiori risorse rispetto alle microimprese, possono ancora trovarsi in una posizione di svantaggio rispetto alle grandi aziende in termini di capacità di adattamento alle normative ESG. Tuttavia:
 
  • La sostenibilità rappresenta un’opportunità per differenziarsi sul mercato, migliorare la reputazione e accedere a nuove catene del valore (supply chain più sostenibili).
  • L’adozione di modelli ESG può attrarre finanziamenti agevolati (ad esempio, attraverso green bonds o strumenti finanziari dedicati alle PMI sostenibili). 
III ) Ruolo delle imprese non quotate nella transizione sostenibile
Le imprese non quotate, spesso appartenenti alle categorie delle micro, piccole e medie imprese, rappresentano una porzione significativa del tessuto economico europeo. La loro transizione verso la sostenibilità è cruciale per raggiungere gli obiettivi globali di sostenibilità, come quelli stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
La classificazione dimensionale aiuta a individuare strategie specifiche per supportare le imprese non quotate nella transizione sostenibile:
 
  • Incentivi mirati: Programmi di finanziamento e agevolazioni fiscali per le PMI impegnate nella riduzione delle emissioni di carbonio o nell’economia circolare.
  • Strumenti di rendicontazione semplificati: Framework di rendicontazione ESG più snelli (come quelli proposti dall’European Financial Reporting Advisory Group - EFRAG) per le piccole e medie imprese.
  • Supporto tecnico: Creazione di reti e partenariati per accompagnare le imprese non quotate nell’integrazione dei principi ESG. 
Il percorso verso una sostenibilità inclusiva

Le imprese non quotate, indipendentemente dalla loro dimensione, giocano un ruolo fondamentale nella transizione verso un'economia sostenibile. Tuttavia:
 
  • La classificazione dimensionale guida la definizione di obblighi proporzionati e strumenti di supporto, evitando di imporre oneri eccessivi a micro e piccole imprese.
  • Per le imprese non quotate di medie dimensioni, gli obblighi di sostenibilità diventano più strutturati, con un impatto positivo sulla trasparenza e sulla creazione di valore a lungo termine.